21/03/2009

Otello e Desdemona sono morti

E lo sono inevitabilmente dal primo momento in cui si amano.
Dal primo bacio si muovono verso un destino già segnato
e forse anche consapevole,
dentro una tragedia che ha l’assolutezza dell’umano
perché è in realtà una storia d’amore”.

 


 

Tre repliche, 20/22 marzo, di “Otello e Desdemona sono morti”, trasposizione dall’Otello shakesperiano nella drammaturgia e regia di Roberto Latini e della Compagnia Fortebraccio Teatro. Al Teatro Arvalia, aperto per volontà del  XV Muncipio, nel dicembre 2006. Programmazione dedicata perlopiù a proposte sperimentali e innovative.

Lo spettacolo di Latini, si legge, è parte di un unico filo rosso che ha portato l'autore ad attraversare negli anni molti livelli di sperimentazione, dalla semplice microfonazione degli attori e dello spazio, alla pre e post produzione come parti integranti della scrittura scenica nello spettacolo dal vivo, fino alle ultime e raffinate tecniche di “motion captur”, (tecnica di computer grafica che riproduce sullo schermo i movimenti degli attori ripresi in tempo reale tramite sensori), e “aurofonia”, entrambe usate in Iago e in Otello e Desdemona, parte di una prospettiva ancora più ampia del progetto RADIOVISIONI.

Non c’è sipario. Luce di sala e in proscenio un vetro che riflette – in parte - gli spettatori.
Poi, sul buio, il vetro diventa una sorta di acquario, chiuso da tutti i lati, dentro cui si muovono gli attori, le anime di Otello e di Desdemona, morti già, inevitabilmente, perché protagonisti – scrive l’autore – di un destino già segnato, tragedia assoluta ed umana, di amore. Operazione drammaturgica che distilla dal testo shakesperiano le voci di Otello e Desdemona, colti nella tensione che attraversa il loro legame parossistico e ossessivo. 

“La distanza – scrive Latini - da un suono o una voce, la prossimità, quanto c’è intorno a una voce o a un suono, possono essere ascoltati per come sono effettivamente, non ricostruiti ma restituiti.   Si tratta di un artificio che non è tecnologia per l’alterazione ma che mira alla naturalezza e naturalità di quanto amplificato”.

L’aurofonia allora diventa la possibilità per lo spettatore di cogliere, e fino in fondo, l’intimità della scrittura scenica, l’amplificazione di gesti e suoni un artificio che non altera ma restituisce –tra presenza e assenza- la drammaturgia densa di suggestioni di uno spettacolo che scava nell’intimo, a tratti lacerante, poetico e doloroso.  Da vedere

Fortebraccio Teatro – Fondazione Pontedera Teatro
Desdemona e Otello sono morti
Di e con Roberto Latini
Musiche e suoni Gianluca Misiti
Aurofonia Paolo Carrer
Motion Capture Andrea Brogi

Teatro Arvalia
Via Quirino Majorana 139
20/21/22 marzo 2009
biglietto 12 € + 2 tessera
riduzioni con tessera Feltrinelli
10 € + 2

 

Commenti

Pensate, oltre alla versione di Pasolini, ho arimediato persino le musiche originali che sono arrivate fino a noi dalla Grecia de allora...e chi ce ferma più!

Scritto da: Franco Tinto | 22/03/2009

Scrivi un commento